17-18 IL GOVERNO MONDIALE EBRAICO FORMAZIONE E SVILUPPO di una IDEOLOGIA RAZZISTA

17-18 IL GOVERNO MONDIALE EBRAICO FORMAZIONE E SVILUPPO di una IDEOLOGIA RAZZISTA

CAPITOLO 17°
LA GRAN BRETAGNA GIUDAICA –
FINANZA E AFFARI ALL’OMBRA DELLA CITY’
Una delle costanti che appare nella sua evidenza a chiunque, storico o economista, politico o
studioso, voglia analizzare la vita economica britannica è l’assoluta dittatura esercitata sui
circoli dell’alta finanza londinese da un esiguo numero di banchieri e finanzieri di origini
israelite, collegati da rami familiari che si perdono nella storia d’Europa e si avvicinano ai loro
correligionari d’oltreoceano.
Difatti se l’America appare il prodotto ultimo meglio finito dell’ibrida congiunzione a nozze
dell’etica mercantile protestante con l’usurocrazia plutocratica ebraica non bisogna dimenticarci
che la Gran Bretagna ha rappresentato il principale supporto alle strategie di dominio planetario
della Plutocrazia Sionista.
La pressione esercitata dai grandi potentati economici e dalle banche ebraiche è la costante degli
ultimi quattro secoli, da quando il protestante Cromwell sottomise l’isola oltremanica aprendo
le porte alle turbe d’israeliti provenienti dalla vicina Olanda e dalle altre nazioni dell’Europa
Occidentale.
Attualmente la Gran Bretagna – ridotta la sua sfera d’influenza sul piano militare e strategico al
mero controllo a distanza’del continente – utilizza proprio la sua influente casta finanziaria
ebraica per intervenire direttamente sui principali mercati del pianeta.
Alcuni dati: il commercio delle esportazioni è dominato e finanziato dalle seguenti banche
sioniste: Hambros Bank, la Baring Brother’s, la Kleenworth, il potente gruppo Rothschild e la
onnipresente Lazard Brother’s. La City’londinese controlla da sola praticamente il 70% del
mercato mondiale dell’oro grazie ai buoni uffici che i suoi esperti brooker’s hanno ereditato
dall’esperienza della Round Table Organization creata ad inizi secolo da Cecil Rhodes (1°)
Cecil Rhodes, fondatore della società, era un mercante d’assalto’che riuscì ad ottenere il
monopolio dello sfruttamento delle miniere d’oro e di diamanti del SudAfrica. Egli utilizzò le
sue immense fortune personali per realizzare un disegno che, situandosi all’interno delle
coordinate espansionistiche dell’imperialismo inglese, ottenne l’appoggio dell’assetto di potere
economico-finanziario operante in Inghilterra, allora paese-guida del capitalismo internazionale.’
(2°)
Nel mercato dell’oro e dei diamanti sono soltanto sei le compagnie che hanno in gestione
l’appalto delle transazioni e, queste rispondono ai nomi di Samuel Montagu, Mocatt Goldsmith,
Pixley and Abel, Shaps and Wilkins, Johnson Matthey e naturalmente i Rothschild.
Tutti ovviamente in mano ai sionisti che de facto occupano i posti chiave dell’economia
britannica da oltre due secoli. Non si sbagliava pertanto M. Wirsing quando scriveva: i banchieri
sono i reali dominatori dell’Inghilterra’. Soltanto’che non sottolineava il dato razzialè…
perché si sa, la razza’è importante…
Al vertice della colossale piramide affaristica del capitalismo britannico ritroviamo alcuni dei
principali banchieri già incontrati nei precedenti capitoli presenti con la loro influenza a livello
internazionale.
Necessario segnalare come la Banca d’Inghilterra e le Big Fivè (le Cinque Grandi Banche) del
capitalismo britannico siano sotto direzione giudaica.
La Westminster Bank’venne fondata nel 1836 dall’economista James William Gilbert e da
Samuel Jones Lloyd (futuro lord Overstone) assieme ai loro consanguinei ebrei Walter Leaf e
David Salomon quest’ultimo amministratore della banca, deputato al parlamento e primo sindaco
israelita della capitale Londra.
Le altre quattro banche sono la National Provincial Bank’, la Lloyd Bank’, la Barclays Bank’
e la Midland Bank’tutte dirette da elementi della plutocrazia ebraica.
Altrettanto predominio evidentemente lo ritroviamo nelle principali compagnie petrolifere,
autentiche teste d’ariete dell’espansione britannica verso Oriente.
La principale di queste la Shell’venne fondata dall’israelita Marcus Samuel in aperta
concorrenza – per i mercati dell’estremo oriente (Cina e Giappone) – con Rockfeller il quale,
come abbiamo visto, non badava a colpi bassi.
Ma Marcus non era meno abile e astuto del suo potente correligionario d’oltre-atlantico. Per
combattere la battaglia economica contro la Standard Oil, la Shell fece costruire una flotta
mercantile composta da navi-cisterna che potevano trasportare merci dai paesi dove la
compagnia intendeva operare. In questo modo oltre al petrolio arrivarono in Gran Bretagna una
serie di spezie, alimenti, thè, bevande esotiche, minerali e quant’altro di valore si poteva
trafugare sfruttando la popolazione autoctona.
I discendenti di Marcus Samuel e quelli del fratello e socio, Samuel Samuel, diressero per anni
la Banca Samuel and Company Ltd., direttamente associata alla Shell.
Il terzo visconte di Bearsted, Marcus Richard Samuel, per anni è stato il presidente della banca di
famiglia diventando, allo stesso tempo, dirigente di punta della Alliance Assurance Company’
(feudo della famiglia Rothschild) e della Perham Investments Trust cos’come presidente della
Anglo-Jewish Association, importante organizzazione sionista britannica sostenitrice della
creazione di uno stato sionista in Palestina e impegnata attivamente con finanziamenti e progetti
alla realizzazione dell’Heretz Israel biblico.
Per contro Peter Montefiore Samuel rappresentava la famiglia al Consiglio della Shell e divenne
amministratore della British Field Products e della Mayborn Products oltre a amministrare il
Jewish Orphanage.
Fino alla sua nazionalizzazione la Banca d’Inghilterra era amministrata da un consiglio composto
da 24 membri, eletto per accordi interni alle grandi famiglie dell’oligarchia finanziaria.
Normalmente i principali dirigenti della Banca di Stato britannica uscivano dalle seguenti
famiglie della casta’plutocratica: i Baring, i Grenfeeld, gli Schroeder, i Rothschild, gli
Hambro, i Lazard, i Samuel.
La Banca Lazard-Brothers era la filiale londinese poi resasi autonoma della francese Lazard
Frerès’, e partecipava alla gestione del trust industriale petrolifero anglo-olandese Shell-Royal
Dutch.
La Hambro’s Bank era associata invece con il gruppo bancario degli Schneider, la Baring Bank
ai Rothschild francesi, la Banca Saemy Japhet and Company dal canto suo – fondata
dall’israelita Japhet – era membro del consiglio dell’oligarchia così come la Warburg della
potentissima famiglia di israeliti provenienti dall’Europa centrale e stazionati in Italia nel XIII°
secolo.
Per anni direttore della Warburg Bank fu l’israelita Sigmund George Warburg l’ultimo rampollo
del ramo britannico della potente famiglia.
La Banca Rothschild sin dall’epoca del primo ministro ebreo Benjamin Disraeli rappresentò la
banca della Casa Reale britannica e sosteneva tutte le operazioni finanziarie atte alla strategia di
conquista imperiale, specie durante il periodo vittoriano.
è sintomatico rilevare come i baroni Rothschild contraessero matrimoni unitamente con ragazze
di sangue ebraica mentre le loro sorelle si univano ai membri dell’alta aristocrazia europea.
La religione mosaica non si opponeva a questa commistione di sangue poiché – malgrado il
rigido razzismo talmudico – da madre ebrea nascerà comunque un individuo ritenuto, sotto tutti
i punti di vista, ebreo.
Indipendentemente dalla religione del padre per l’antica legge mosaica chiunque nasceva da
madre ebrea restava impresso del marchio giudaico’.
Werner Sombart – scrive Batault – ha l’inestimabile merito d’aver dimostrato in termini di
rigore scientifico come la religione dei Giudei presenti con le sue tendenze egemoniche i
caratteri di un’autentica filosofia, di un’etica e di una metafisica del capitalismo. Sombart insiste
sull’importanza delle credenze religiose in rapporto alle concezioni economiche dei
popoli….’L’intero sistema religioso (del Giudaismo ndr) è fondato su di un contratto tra Jahvè e
il suo popolo eletto: un contratto con tutti gli obblighi conseguenti dai rapporti contrattuali. Dio
promette qualcosa e dà qualcosa e in cambio di questo qualcosa i Giudei gli devono una
prestazione.'(3°)
Tra le caratteristiche che maggiormente sono rimarcate nel rapporto strettissimo tra puritanesimo
e giudaismo, crediamo qui utile, a conclusione del nostro brevissimo excursus relativo
all’influenza ebraica nella Gran Bretagna (altre notizie le daremo nel prossimo capitolo anche in
relazione alle banche britanniche), rimarcare l’intransigenza fanatica che accomuna entrambe le
due visioni del mondo, intrise di messianismo e di escatologie bibliche.
I protestanti si considerano infatti la tredicesima tribù scomparsa d’Israele, e come tali si sentono
rivestiti di una particolare missione escatologica: sostenere gli ebrei nella loro azione di
dissoluzione dell’ordine tradizionale.
Padre del puritanesimo è l’intransigente discepolo di Calvino, lo scozzese John Knox. La
dottrina risulterà comunque integrata da elementi attinti agli anabattisti d’Olanda:
Puritani,separatisti,brownisti, indipendentisti, ranters, quaccheri, tutti sedettero alla mensa
servita dagli anabattisti un po’qua un po’là. I più voraci furono i discepoli di Robert Browne
chiamati in seguito indipendentisti o congregazionisti. Alla setta degli indipendentisti si ricollega
Cromwell, il capo e l’eroe della rivoluzione d’Inghilterra, la più perfetta incarnazione umana del
puritanesimo. I puritani erano dei fanatici giudaizzanti, si attenevano alle dottrine e pratiche
dell’Antico Testamento, divenuto per loro la fonte unica della vita religiosa, civile e politica,
come scrive Macaulay: Battezzavano i figli con i nomi dei patriarchi e dei guerrieri ebrei.
Trasformarono la festa settimanale che la Chiesa ha consacrato al ricordo della resurrezione del
Salvatore in un Sabbath ebraico. Ricercarono principi della giurisprudenza nella legge mosaica e
precetti per guidare la loro vita ordinaria nei libri dei Giudici e dei Re. Gli abiti, il portamento, il
linguaggio, gli studi, i divertimenti di questa rigida setta furono regolati secondo canoni simili a
quelli dei farisei.’
(4°)
Non è quindi un caso'(…il caso non esiste…) che la Gran Bretagna sia la più influente nazione
protestante dell’intero pianeta, retta da una monarchia che assieme rappresenta il potere
temporale e quello spirituale e unisce i tratti del fondamentalismo biblico sotto le insegne
dell’Union Jack a quelli del messianismo giudaico delle tredici tribù disperse.
Allo stesso modo non appare casuale la determinata volontà distruttrice della Gran Bretagna sin
dall’epoca della costruzione dell’impero marittimo che si sarebbe andato espandendosi in epoca
vittoriana.
La tenacia con la quale la Gran Bretagna scatenerà la 2° Guerra Mondiale contro il Terzo Reich
Nazional-Socialista sarà dettat essenzialmente dalle centrali sioniste che dominavano la city’
londinese.
Io mi sono sforzato di agire – fin dall’inizio dio questa guerra – come se Churchill fosse capace
di comprendere questa grande politica. In realtà era capace di comprenderla solo nei momenti di
lucidità. Da troppo tempo ormai era legato agli ebrei. Risparmiando gli inglesi, intendevo non
creare fratture irreparabili ad Occidentè dichiarerà Adolf Hitler sempre convinto dell’inutilità di
un conflitto con i britannici con i quali non aveva alcun contenzioso diretto sul continente
europeo. (5°)
Naturalmente che la politica e l’economia britannica fossero nelle mani dei sionisti questo era un
dato che non era certo passato inosservato a Giovanni Preziosi che nella sua rivista ‘a Vita
Italiana’poteva così scrivere: Il primo, il più ovvio degli elementi – scrive Belloc – contendenti
che producono attualmente il caos nella politica estera, è il grado di comando che gli ebrei hanno
ottenuto ora sugli affari inglesi. Questo grado è, come si sa, molto elevato. Non esiste un’altra
nazione – giacchè non possiamo più chiamare ciò che è rimasto della Russia centrale una
nazionè – in cui il potere ebraico sia diventato così formidabile. L’eccesso di potere ha
raggiunto tale un limite, da costringere anche i più timidi ed ipocriti ad alzare la voce e, per la
prima volta durante il tempo di tre generazioni, qualche avviso sulla verità dell’opera ebraica e
del suo potere è stato pubblicato sulla stampa ufficiale. I grandi giornali quotidiani che solo dieci
anni fa non avrebbero osato stampare la parola ebreo’, parlano ora del pericolo ebraico, benchè
sia vero che essi accentuino troppo il pericolo fuori del paese invece di occuparsene
sufficientemente nel paese stesso. I principali ebdomadari, specialmente The Spectator, si sono
messi anche a criticare l’ebraismo. E questo sentimento è diventato così formidabile da produrre
miracoli perfino in quella stampa per le classi medie, la quale nell’epoca vittoriana avrebbe
potuto soltanto sussurrare con timore e privatamente intorno alla clique governativa. Il potere
ebraico sugli affari dell’Inghilterra, e specialmente la preponderanza ebrea nell’attuale
guazzabuglio della nostra politica estera, è soprattutto il prodotto del modo con cui per tanto
tempo fu trattata in questo paese la questione ebraica. Il rito e la convenzione di ignorare la
nazionalità ebraica è proprio la maniera per far accrescere il potere di essa, giacchè il permanente
metodo di azione usato da questo popolo in tutto il mondo è il metodo del segreto…La simpatia
degli inglesi verso gli ebrei non era dunque una simpatia positiva fra la religione nazionale
inglese (anglicanismo) e la religione nazionale ebrea, essa era una simpatia negativa, nata dal
contegno comune contro un avversario comune, cioè la Chiesa Cattolica.'(6°)
Gran Bretagna e capitali ebraici sono un binomio che ha retto all’usura del tempo e alle ideologie
del XX° secolo, anche e soprattutto per il semplice comune obbiettivo che unisce i britannici ai
sionisti: l’odio verso la religione cattolica da un lato e il razzismo biologico verso tutto il resto
dell’umanità.
Un’odio atavico che vedrà l’alta finanza plutocratica giudaica accorrere ad ingrossare le fila –
attraverso i mass media controllati da membri dell’oligarchia – nella campagna di odio anti-
germanico che caratterizzò i mesi immediatamente precedenti lo scoppio del secondo conflitto
mondiale.
La Guerra Ebraica contro la Germania verrà condotta in maniera furibonda attraverso una
capillare campagna di menzogne che – alla fine del conflitto – avrebbe innalzato sugli altari della
storia la più grande menzogna mai sparata prima di allora: l’olocausto dei sei milioni di ebrei
gasatì o crematì nei campi di sterminio nazisti, una fandonia che è servita a soggiogare e a
mettere in ginocchio l’intera Europa e con lei l’umanità.

(7°)
La Guerra dei britannicì contro Adolf Hitler, era in realtà la guerra dell’alta finanza ebraica di
Londra e poi di Washington contro una Germania che – sotto le bandiere del Nazional-
Socialismo – aveva faticosamente riconquistato il suo diritto naturale e ritrovato il suo ruolo di
guida del continente europeo.
Una simile prospettiva, un’Europa a guida nazional-socialista, ovviamente determinò la reazione
dei grandi strozzini e dell’usurocrazia imperante a Londra.
La cricca ebraica alla guida della perfida Albionè preparò scientificamente e programmò con
lungo anticipo lo scatenamento della seconda guerra mondiale che un’infame verdetto del
cosiddetto processo di Norimberga’rovesciò unicamente sul popolo tedesco e sui suoi dirigenti
(8°)
Scriveva ancora Giovanni Preziosi, il massimo studioso della questione ebraica nel nostro paese:
Hore Belisha, l’agitato ministro ebreo della guerra ebrea’scatenata dall’Inghilterra è, assieme
a Churchill e ad Eden, il maggiore sostenitore della guerra fino in fondo’; perché in essa vede la
vendetta di Israele. Il discorso più intransigente infatti è stato pronunciato alla Radio il 21 ottobre
dall’ebreo Ministro della Guerra britannico Hore Belisha per affermare che, la guerra deve essere
condotta inesorabilmente, fino in fondo, e non devono essere ammesse proposte di pace. Egli –
il giudeo – ha parlato anche di frontiere dello spirito’ed ha detto: Noi non siamo entrati in
guerra soltanto per ricostruire la Cecoslovacchia, né combattiamo soltanto per ridare vita ad uno
stato polacco. I nostri scopi non si esprimono in frontiere geografiche. Quello che ci stà a cuore
sono le frontiere dello spirito. Questa non è una guerra che si combatte attorno ad una carta
geografica. è una guerra che dovrà ristabilire le condizioni in cui nazioni ed individui, compresa
la nazione e i cittadini tedeschi, potranno vivere e tornare in a vivere. Su questo punto non ci
possono essere incertezze.’Inoltre ha detto: è vero che ci sono stati condottieri che pur avendo
usato la spada hanno meritato il rispetto del mondo. Alessandro fu un conquistatore, ma egli
diffuse in Oriente i benefici della civiltà ellenica. Cesare fu un conquistatore, ma egli propagò la
giustizia delle leggi di Roma. Napoleone fu un conquistatore, ma egli portò sulle sue bandiere
luminosi principii. Ma il capo della Germania Nazionalsocialista che cosa porta con sé? Hitler
sarà ricordato per le sue torture, per i campi di concentramento, per la sua politica segreta e per i
tentativi di avviluppare l’Europa in una ragnatela di odi di razza e di persecuzioni religiose.’Non
bastavano le frontiere dello spirito, occorreva tirar fuori anche Napoleone, del quale proprio gli
ebrei determinarono la caduta (Casa Rothschild). Ecco che cosa pensava degli ebrei Napoleone.
Nella seduta del Consiglio di Stato del 30 aprile 1806 Napoleone disse: Gli ebrei sono i veri
corvi dell’umanità. Li ho visti durante la battaglia di Ulma accorrere da Strasburgo per fare
ignobile razzia.’
E nella seduta del Consiglio di Stato del 17 maggio 1806, in sede di discussione del problema
ebraico, Napoleone disse ancora: Vi faccio osservare, ancora una volta, che nessuno ha ragione
di lamentarsi dei protestanti e dei cattolici. Ma tutti si lamentano degli ebrei. Ciò dipende dal
fatto che il male apportato al mondo dagli ebrei non deriva dagli individui, ma dalla costituzione
spirituale di questo popolo. Gli ebrei sono le cavallette che distruggono la Francia’(9°)
NOTE AL CAPITOLO 17° –
1° – si consulti il nostro L’Islam e l’Occidentalizzazione del Mondo’uscito per le edizioni
Effepi nel Giugno 2002.
2° – Maurizio Lattanzio – Stato e Sistema’– ediz. Ar’– Padova 1987
3° – Georges Batault – Aspetti della Questione Giudaica’– edizioni di Ar’– Padova 1984
4° Georges Batault – op. citata
5° – Adolf Hitler – Ultimi Discorsì ediz. di Ar’– Padova 1988
6° Giovanni Preziosi – articolo Potenza Ebraica in Inghilterra’apparso su La Vita Italiana’del
15/02/1921
7° – Sulla questione del presunto olocausto’si consultino i seguenti volumi:
–   Richard Harwood – Ne sono morti davvero sei milioni?’– Genova
–   Paul Rassinier – Il dramma degli Ebreì – Genova
–   Wilhelm Stàglich – Il P rocesso di Auschwitz’– Genova
–   AA.VV. – Il caso Faurisson e il Revisionismo Olocaustico’– Genova 1997
–   Robert Faurisson – è autentico il diario di Anna Frank? – Genova 2000
–   Franco Deana –Studi Revisionistì – Genova
–   AA.VV. – Dallo sfruttamento nei lager allo sfruttamento dei lager’Genova 1994
–   Sergio Oliveira – Sionismo Revisionismo Fantasia Realidadè – Porto Alegre (Brasile)
1993
–   Acabou o Gas… o fim de um mito'(O relatòrio Leuchter sobre as alegadas Camaras de
Gas de Auschwitz, Birkenau e Majdanek) – Porto Alegre (Brasile) 1989
–   Carlo Mattogno – The End of a Legend’– a cura dell’Institute for Historical Review – –
Neport Beach (Usa) 1994
–   Carlo Mattogno – Auschwitz: un caso di plagio’ediz. La Sfingè – Parma 1986
–   Carlo Mattogno – Come si falsifica la storia’ediz. La Sfingè – Parma 1988
–   Jean Pierre Bermont – La verità sul processo di Auschwitz’ediz. La Sfingè.- Parma
–   Carlo Mattogno – La Soluzione Finale: Problemi e Polemichè ediz. di Ar’– Padova
1991
–   Carlo Mattogno – Auschwitz: la prima gasazionè ediz. di Ar’– Padova 1992
–   Carlo Mattogno – Auschwitz: fine di una leggenda’ediz. di Ar’– Padova 1994
Carlo Mattogno – Intervista sull’Olocausto’ediz. di Ar’– Padova
–   Arthur R. Butz – The Hoax of the Twentieth Century’ediz. Historical Review
Press’Brighton (G.B.) 1976
–   John Cobden – Dachau: Reality and Myth?’a cura dell’Institute for Historical Review’–
Newport Beach (Usa) 1991
–   Rapporto Leuchter – Parma 1993
–   Paul Rassinier – Il dramma degli Ebreì edizioni Europa’- Roma
–   Siegfried Ellwanger – A implosào da mentira do Seculo’ediz. Revisao’Porto Alegre
(Brasile) 1992
–   Per tutti i ricercatori del cosiddetto revisionismo olocaustico valgano le parole pronunciate
da Robert Faurisson nel febbraio 1985: Le pretese camere a gas hitleriane e il preteso
genocidio degli ebrei costituiscono una sola e medesima menzogna storica che ha aperto la
strada ad una gigantesca truffa politico-finanziaria i cui principali benficiari sono lo Stato
d’Israele e il sionismo internazionale e le cui principali vittime sono il popolo tedesco, ma
non i suoi dirigenti, il popolo palestinese tutt’intero e, infine, le giovani generazioni
ebraiche, che la religione olocaustica chiude sempre più in un ghetto psicologico e moralè
8° – Sul processo farsa di Norimberga si consultino i volumi delle edizioni Effepì:
a) Maurice Bardèche – Norimberga ossia la Terra Promessa’– Genova
b) Carlos Whitlock Porter/Vincent Reynouard – Ingiustizie a Norimberga’– Genova
c) Carlos Whitlock Porter/Vincent Reynouard – Deliri a Norimberga’- Genova
d) I Processi di Norimberga – cofanetto in tre cd. – Genova
9° – Giovanni Preziosi – E la Guerra Ebrea è venuta’articolo da La Vita Italiana’del
15.09.1939 raccolto nel volume Giudaismo- Bolscevismo Plutocrazia Massoneria’delle ediz.
Hohensaufen’Weiblingen 1941
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CAPITOLO 18°
L’ORGIA CAPITALISTICA – MULTINAZIONALI E
GLOBALIZZAZIONE SOTTO LA DIREZIONE DEL SIONISMO
Abbiamo avuto modo di constatare nel capitolo dedicato agli Stati Uniti d’America come il
nocciolo duro, il cuore dell’oligarchia capitalistica, dell’establishment si annidi negli Stati Uniti.
In particolare è rilevante come all’interno delle famigliè che dirigono questa oligarchia esista
un’autentico vertice composto da qualche centinaio di magnati e plutocrati di chiare origini
ebraiche giunti in territorio statunitense tra il XIX° e il XX° secolo.
Università selezionate sfornano tutti gli anni i membri dell’establishment americana i quali
andranno a occupare i posti di comando della piramide politico-finanziaria che sovra-intende il
cosiddetto Z.o.g. (Zionist Occupation Government) ossia il Gran Sinedrio Ebraico.
Il Nuovo Mondo per loro (gli ebrei ndr) rappresentava la possibilità di raggiungere a New York
ciò che non potevano raggiungere nella Mosca degli Zar: diventare professori, mercanti e
burocrati. Nei primi anni venti, Harvard, Yale e la Columbia University non si sentirono
costrette a proporre quote d’ammissione per gli slavi, gli irlandesi e gli italiani, perché allora
pochi dei loro figli si iscrivevano all’università. Gli ebrei furono il primo gruppo etnico a cercare
di creare una breccia nella classe dirigente americana.”
(1°)
Furono infatti questi ambienti che aprirono le proprie porte ai giovani ebrei che, utilizzando le
conoscenze e le strutture delle università, coniugarono il saperè delle istituzioni al loro innato
fiuto per gli affari, la carriera di vertice, la sicura volontà di potenza all’ombra delle immani
fortune accumulate da secoli di sfruttamento usurocratico.
Ricordiamo come proprio all’interno delle Università di prestigio, prescelte di generazione in
generazione dalle famiglie che sono al vertice dell’oligarchia, avvengono rituali occulti collegati
a circoli di natura esoterico-massonica che formano’ed inquadrano i neofiti alla leadership e a
ruoli di comando.
è il caso dell’università di Yale dove opera lo strano Ordine Skull and Boned'(Teschio e Ossa)
del quale ha parlato Maurizio Blondet
(2°) e dove vengono formati i quadri dell’establishment,
tra i quali l’attuale presidente degli Stati Uniti, George Walker Bush junior.
Robert Camman, che ha largamente fatto conoscere gli autentici padroni del mondo’in un
volume diffuso in decine di migliaia di esemplari, scrive a proposito del C.F.R.:
Il banchiere americano Morgan crea il Council of Foreign Relations nel 1921. Da quel
momento tutti i futuri presidenti degli Stati Uniti furono, prima della loro elezione, membri del
C.F.R., tranne Ronald Reagan, sebbene il suo Vice George Bush ne faceva parte. Alla
tristemente celebre Conferenza di Yalta (spartizione del mondo tra Stati Uniti e Unione
Sovietica), altri avvenimenti di portata storica mondiale, i 3⁄4 della delegazione americana erano
affiliati al C.f.r. Il Council o f Foreign Relations si presenta come un gruppo di studio americano
che riunisce degli specialisti della diplomazia, delle finanze, dell’industria, delle scienze,
dell’informazione, capaci di stimolare nel pubblico americano uno spirito internazionale e di
coordinare determinate iniziative in questa direzione. Il C.f.r. raggruppa attualmente 1400
affiliati, che occupano gli incarichi più importanti nel Governo degli Stati Uniti: la politica, gli
affari (soprattutto multinazionali), i mass media, la CIA (servizi segreti), perfino la religione.
Generosamente sostenuti dalle fondazioni Ford, Carnegie, Rockfeller, così come i grandi trust
industriali d’importanza internazionale, come l’IBM, l’ITT, la Standard Oil del New Jersey (vale
a dire la Exxon), il C.f.r. esercita un’influenza predominante sul Governo degli Stati Uniti, sul
Congresso e sui due principali partiti politici: i Democratici e i Repubblicani. L’animatore del
C.f.r. è David Rockfeller, presidente della Chase Manhattan Bank’
(3°)
Era l’anno 1919 quando l’Eastern Establishment decise di cambiare il proprio nome in Council
of Foreign Relations, poi ratificato e ufficializzato due anni più tardi. L’influenza determinante
che questo organismo ha avuto nella vita politica americana marchiò passo dopo passo l’elezione
e soprattutto l’attività dei futuri presidenti degli Stati Uniti.
In particolar modo quest’organismo estrinsecava la propria influenza attraverso: a) i grandi trust
dell’industria diventati poi le attuali multinazionali dell’economia globale; b) i mezzi di
comunicazione di massa (televisioni,cinema,radio) e successivamente attraverso le nuove
frontiere della rivoluzione informatica della rete w.e.b.; c) attraverso le numerosissime
fondazioni che elargivano capitali per il finanziamento delle attività culturali allo scopo di
determinare chi, fra i vari scrittori, giornalisti,scienziati,studiosi, medici, avvocati, e laureati in
genere, avesse diritto’ad una carriera brillante all’ombra della loggia’.
L’intera struttura di potere, dall’amministrazione centrale a Washington a quelle periferiche dei
singoli stati americani, è controllata dall’establishment e da uomini vicini al C.f.r.
Il principale raggio d’azionè dei membri dell’organizzazione fondata ottant’anni or sono da
Morgan, resta comunque quello delle università, dalle quali dovranno uscire i professionistì
dell’economia e della finanza, i politici e gli amministratori, i giudici e gli avvocati del
Tribunale Supremo e dei distretti, i medici e i dottori che arriveranno – assieme a scienziati e
ricercatori dei settori più disparati – ai Nobel e alla celebrità internazionale.
Difficilmente è possibile fuoriuscire da questa logica che ha determinato l’attuale sistema di
rapporti di forza negli Stati Uniti.Se la Gran Bretagna avrà difatti nelle varie Fabian Society e
nei diversi Ruskin College i propri centri nevralgici mondialisti, allo stesso modo – ma in
maniera più spudorata – negli Stati Uniti si concretizzano una serie di istituzioni nate in funzione
del dominio ebraico del paese.
…è tra il 1910 e il 1927 che, nei dominions inglesi e negli USA, vengono fondati, nel quadro
di un rapido processo di espansione, alcuni Istituti per gli Affari Internazionali. Negli Usa
nascerà il CFR…che, ancora oggi, è tra le sedi più importanti dell’istituzionalità occulta
operante negli Stati Uniti, i quali hanno sostituito la Gran Bretagna nel ruolo di luogo geo-
politico e strategico del movimento mondialista.’
(4°)
Il Council of Foreign Relations venne creato essenzialmente come emanazione della Round
Tablè di Cecil Rhodes, dalle cui fila saranno cooptati i primi dirigenti: W. Lippmann, Allen
Dulles, John Forster Dulles e Christian Herter. Lo statuto sarà depositato solamente nel 1921 e –
escludendo la vocazionè filantropica – la struttura si caratterizzerà come un’autentica università
per i futuri dirigenti mondialisti.
L’influenza del Council’si sarebbe fatta sentire visibilmente solamente dopo il 1927 l’anno nel
quale i Rockfeller decisero di inserirsi nell’organizzazione che – de facto – diverrà un loro docile
strumento.
Furono proprio i magnati della Standard Oil che – nel 1919 – acquisteranno i locali della sede
sociale del Council’nell’Horald Pratt House 58 East 68 th Street a New York.
Tra gli affiliati al CFR – scrive Maurizio Lattanzio -ci saranno i finanzieri ebrei che avevano
contribuito alla fondazione del Federal Reserve System (la Banca d’emissione USA) e
tenacemente sostenuto l’intervento statunitense nella Grande Guerra, nonché finanziato la
rivoluzionè bolscevica. Si tratterà di banchieri ebrei quali Jacob Schiff, della Kuhn Loeb e Co.
; Averel Harrimann, della Brown Bros Harriman; Franck Vanderlip, della Natural City Bank;
Nelson Aldrich, Paul Warburg e Bernard Baruch. Chiarissima emerge la prevalenza ebraica
all’interno delle istituzioni mondialiste, nonché la coincidenza o sovrapposizione degli scopi
perseguiti dalla politica mondialista e dal messianismo giudaico.’’
(5°)
Utilizzando una strategia nota all’interno dei circoli della plutocrazia ebraica il C.f.r. rappresenta
sicuramente il modus operandi della Plutocrazia sionista, la quale – non dimentichiamocelo –ha
fatto proprie le strategie operative elaborate dall’Internazionale Ebraica nei Protocolli dei Savi
Anziani di Sion’, un documento sul quale occorrerà aprire – nei prossimi capitoli – una ben più
ampia finestra, analizzandone contenuto, veridicità, assimilazione all’ebraicità dai quali essi
derivano inequivocabilmente.
Infatti è riportato testualmente nel Protocollo n° 5: Noi siamo troppo potenti: il mondo intero
deve fare i conti con noi. I Governi non possono fare il più piccolo trattato senza il nostro
intervento segreto – Per me reges regunt’– I sovrani regnano per mezzo mio – Leggiamo nella
Legge dei Profeti, che siamo prescelti da Dio per governare il mondo. Dio ci ha dato l’ingegno e
la capacità di compiere questo lavoro, Se vi fosse un genio nel campo nemico, egli potrebbe
forse ancora combatterci, ma un nuovo venuto non potrebbe competere con dei vecchi lottatori
come noi, e il conflitto fra lui e noi assumerebbe un carattere tale che il mondo non ne avrebbe
visto l’eguale. Ormai è troppo tardi per il loro Genoi. Tutte le ruote del meccanismo statale sono
messe in moto da una forza che è nelle nostre mani: l’oro!’
(6°)
Straordinario il fatto che, malgrado questo documento sia sempre stato considerato come un falso
, abilmente redatto dai servizi segreti della Russia zarista agli inizi del XX° secolo, l’ebraismo
mondiale – nel suo insieme e senza defezioni – ne abbia attuato schematicamente e
conformemente la prassi e le strategie.
Si deve altresì constatare come la potenza dell’oro che il sionismo riesce a sfruttare per i propri
obbiettivi risulta – assieme alla calunnia e all’odio d’Israele – lo strumento con il quale
maggiormente il cosmopolitismo giudaico è riuscito a costruire il suo Governo Mondiale.
Senza l’alta finanza dei circoli ebraici di Washington e Londra non esisterebbe attualmente uno
stato degli ebrei nella Palestina, così come senza il ricatto morale del cosiddetto olocausto’non
assisteremmo alle genuflessioni dei politici di tutte le nazioni europee all’interno dei templi
ebraici e delle sinagoghe.
Un documento d’eccezione che confermerebbe l’autenticità dei Protocolli sarebbe stato
rinvenuto da Sir John Radcliff il quale pagò con la vita la sua pubblicazione su Le
Contemporain’.
Il documento in questione appartiene ad un discorso-programma che il rabbino Reichhorn tenne
a Praga nel 1880 nel grande raduno che i rabbini solenizzano ogni cento anni e che denominano
come ‘Kaleb’.
Tale discorso – scrive Vermijon – fu ripetuto nella sinagoga di Simscrol da un rabbino, che per
questo ebbe un processo: esso inoltre perfettamente concorda con quello tenuto a Lemberg, in
occasione del congresso della gioventù ebraica, pubblicato da giornale Bauernbùndler’di
Vienna (n° 133, del 1° Novembre 1912). Eccolo:
Sono diciotto secoli che i nostri sapienti
lottano coraggiosamente con una perseveranza che nulla può infrangere contro la Croce, che ci
ha rapito la potenza promessa da Abramo. Diciotto secoli appartennero ai nostri nemici, il
secolo presente e i secoli da venire debbono essere nostri. è questa la decima volta che, lungo
mille anni di lotta atroce ed incessante coi nostri nemici, si riuniscono in questo cemetero e
presso la tomba del nostro gran maestro, santo rabbino Simeon Ben Jhuda, gli eletti di ogni
generazione del popolo di Israele, per concertarsi sui mezzi di trar vantaggio per la causa nostra,
dai grandi sbagli e dai grandi fatti che non cessano di commettere i nostri nemici, i cristiani.
Ogni volta il nuovo Sinedrio ha proclamato e predicato la lotta senza tregua contro questi nemici.
Allorché saremo resi unici possessori di tutto l’oro della Terra, la vera potenza passerà nelle
mani nostre, ed allora si compiranno le promesse fatte ad Abramo. L’agricoltura sarà sempre la
ricchezza di ogni paese. Il possesso delle grandi proprietà terriere apporterà sempre in ogni epoca
grandi onori e grande influenza ai loro titolari. Conviene quindi predisporre le cose in modo che i
nostri fratelli in Israele possano fare importanti acquisti terrieri. è pertanto essenziale privare
l’aristocrazia delle sue terre, a qualunque costo. L’aristocrazia, in quanto proprietaria costituisce
sempre un pericolo per noi, poiché le sue rendite le assicurano l’indipendenza. Per raggiungere lo
scopo, il modo migliore è quello di far aumentare le tasse e le imposte, provocare crisi di
sovrapproduzione e tutti quegli altri mezzi che servono a mandare i prezzi dei terreni al livello
più basso possibile. Gli aristocratici dei gentili (Goym), i quali, date le loro abitudini ereditarie,
sono incapaci di accontentarsi di poco, andranno in rovina. … Ogni guerra, ogni rivoluzione, ogni
scotimento politico-religioso avvicina il momento in cui raggiungeremo lo scopo al quale
tendiamo. Tutti gli impieghi pubblici devono essere accessibili agli Israeliti, ed una volta che noi
siamo diventati i titolari, noi sapremo, con l’ossequiosità e con la perspicacia che sono nostre
doti, penetrare fino alle prime sorgenti della vera influenza e del vero potere. Ben inteso che qui
solo si tratta di quegli impieghi ai quali vanno congiunti onori, potenza e privilegi: giacché,
quanto a quelli che esigono sapere, fatiche e pene, possono e debbono esser lasciati ai cristiani….
Il popolo d’Israele deve dirigere la sua ambizione verso quell’alto grado di sapere, dal quale
sgorgano le considerazioni e gli onori, e uno dei mezzi più sicuri per giungervi è quello di avere
in pugno tutte le operazioni industriali, finanziarie e commerciali. Nella scelta di queste
speculazioni si userà grande prudenza e tatto, cose queste che sono la proprietà della nostra
attitudine atavica negli affari.'(7°)
Dunque per la plutocrazia ebraica elemento determinante risulta sostanzialmente l’accumulo di
ricchezze tali da determinare e dirigere gli avvenimenti delle nazioni che occupa’e domina per
il tramite dei suoi emissari. Tra questi i dirigenti del C.f.r. che determinano la politica estera degli Stati Uniti.
Jacques Bordiot a questo proposito è esplicito:
Per manipolare l’opinione pubblica il Council on Foreign Relations s’è assicurato delle
convivenze con numerose redazioni della stampa scritta o parlata: New York Times, New York
Herald Tribune, New York Evening News, Washington Post, Newsweek, Times, Life, Saturday
Review, Christian Science Monitor, Harper’s etc. e le stazioni della radio e della televisione:
ABC, NBC, RCA, Victor etc. Il Council on Foreign Relations non tarderà molto a voler ampliare
il proprio audience. A questo proposito: Nel 1938 con l’aiuto finanziario della Carnegie
Corporation di NEW York, il Council cominciò a creare dei comitati (Gruppi di Studio) affiliati
in qualche città americana. Ogni comitato era composta da quaranta membri o più, personalità
influenti nella propria professione o per la propria situazione sociale, rappresentanti d’affari,
della Giustizia, delle università e dei college, della stampa ecc.. Dopo il 1938 la Carnegie
Corporation di New York ha continuato ad assicurare i finanziamenti di questo programma di
comitati con delle sovvenzioni. Così come ha dichiarato lo stesso C.f.r.'(8°)
La testimonianza inequivocabile di una struttura piramidale che cooptasse la crema’delle
istituzioni, puntando soprattutto sulle università e sul mondo imprenditoriale, rinnova l’acuta
scaltrezza dell’oligarchia di servirsi abilmente delle migliori energie convogliandole all’interno
di percorsi (…la carriera’…) interni ai condizionanti perimetri del Sistema stesso.
L’oligarchia dunque esercita una pressione enorme soprattutto laddove si formano i quadri
dirigenti della società statunitense, nelle università e nelle imprese, le quali appaiono
predispostè e funzionali a contribuire alla preparazione delle future classi dirigenti del paese.
Definito più volte come una scuola per uomini di Governo e capi di Stato’il C.f.r. raccoglie in
effetti il vertice dell’oligarchia mondialista anche attraverso l’ausilio di adeguati supporti o
satelliti come li definisce lo stesso Bordiot.
Oltre alla cooperazione con il Governo degli Stati Uniti – cooperazione che ricorda fortemente
una presa diretta – gli statuti del C.f.r. prevedono di creare delle nuove organizzazioni… Il C.f.r.
… attualmente riconosce una ventina di associazioni sulle quali esercita una manifesta influenza.’
(9°).
Tra le organizzazioni dipendenti e organiche alla struttura di potere del C.f.r. il Bordiot elenca
L’I.P.R. (Institute of Pacific Relations) fondato nel 1925 per studiare i problemi politici relativi
all’area del Pacifico, in particolar modo controllare e monitorare la politica estera dell’area
asiatica sviluppata da Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina e successivamente anche quelle del
Giappone, dell’India e del Pakistan. L’I.p.r. ha manifestato evidenti tendenze comuniste così
come dichiarò lo stesso Prof. Carroll Quigley, alto membro delle organizzazioni mondialiste e
come si palesò dalla politica filo-cinese dell’Istituto.
Collegato al C.f.r. è inoltre il Foreign Policy Association (F.P.A), L’Associazione per la Politica
Estera, il quale a sua volta costituì dei World Affairs Councils (W.A.C.) Comitati d’Affari
Mondiali in tutte le città principali degli Stati Uniti. In particolar modo – come sottolinea Bordiot
– il Foreign Policy Association ha creato per gli studenti dal 1955 le cosiddette Great Decisions
(Grandi Decisioni) che comportano ogni anno un programma di studi e di dibattiti della durata di
otto settimane nei quali si sviluppano gli alti problemi critici della politica estera concernente il
popolo americano’. Nel solo 1967 duecentocinquantamila allievi delle scuole secondarie vi
parteciparono. Tra i membri che sono citati quali costituenti il direttivo dell’anno 1962 si
trovano: Eustace Seligman (presidente), Walter H. Wheeler (vice), Jhon W. Nason (direttore
generale) Gerard F. Beal (tesoriere), Emile E. Soubry (presidente del comitato esecutivo). Tra i
membri di questo comitato esecutivo sono inoltre menzionati: Banjamin J. Buttenwieser (della
Kuhn Loeb and Co.), Joseph E. Johnson (della Carengie Endwment for International Peace),
Harold F. Linder (vice-presidente della General Investors and Co.) A. William Loos (della
Church Peace Union), Henry Siegbert (della banca Adolf Lewishon & Son). Secondo autorevoli
testimonianze alla fondazione del Foreign Policy Association – nel 1934 – avrebbero presieduto
sia Felix Frankfurter che Paul Warburg entrambi già membri della Round Table.
Altro ente collegato al C.f.r. è il Businnes Advisory Council (B.A.C.) Comitato consultivo sugli
Affari, creato nell’estate del 1933 da Daniel C. Roper, ministro del commercio nell’epoca della
presidenza Roosevelt.
L’obbiettivo di Roper era quello di riunire in un unico ente i grandi uomini d’affari statunitensi
mettendoli de facto al servizio del Governo, sostenendo la politica del New Deal,, del nuovo
corso, avviata dal mezzo ebreo Roosevelt.
A capo di questo organismo venne nominato M. Sidney J. Weinberg, principale associato della
Goldman Sachs & Co. Dalla quale vennero ovviamente reclutati la maggioranza dei dirigenti.
Nell’estate 1961 il B.A.C. cambia il suo nome in Businnes Council mantenendo inalterate le
proprie attività.

Nel numero di gennaio 1970 la Dun’s Review scrive in effetti: Nei ranghi del Businnes Council
figurano 160 dei più potenti uomini d’affari della nazione. Più volte all’anno questi si riuniscono
con personalità del Governo vicino a The Homestead (Hotel de Virginie) nei pressi di
Washington, per discutere di questioni economichè (9°)
Tra i nominativi che Bordiot cita ai vertici del Businnes Council ricordiamo: Winthrop W.
Aldrich (Cfr) della Chase Manhattan Bank; William M. Allen (direttore generale della Boeign
Aeroplane Co.e amministratore della Pacific National Bank dio Seattle); Henry Alexander
(C.f.r.) del Morgan Guaranty Trust; Robert Anderson (C.f.r.) della Federal Reserve Bank di
Dallas; S. Clark Beise direttore generale della Bank of America; Roger M. Blough (C.f.r.) dell’
U.S. Steel; Harold Boeschenstein (C.f.r.) direttore generale della Owens-Corning Fiberglass
Corp.; il generale Lucius D. Clay (C..f.r.) della Lehman Brother’s; Ralph J. Cordiner della
General Electric and Co.; Charles D. Dickey presidente esecutivo e amministratore del Morgan
Guaranty Trust; Douglas Dillon (C.f.r.) della Dillon Reand & Co. Bank; Henry Ford II° direttore
generale della Ford Motor Co.; William C. Foster (C.f.r.) dell’U.S. Arm Control &
Disarmament Agency; Averell Harriman (C.f.r.); Paul G. Hoffman (C.f.r.); Frederick Kappel
presidente dell’American Telephone and Telegraph Co.; Augustus C. Long della Texaco Inc. e
molti altri.
In pratica abbiamo un breve spaccato sicuramente rappresentativo del dominio sionista sulle
principali organizzazioni mondialiste statunitense.
Tra gli altri satellitì del C.f.r. il Bordiot inoltre ricorda il Committee for Eeconomic
Development (C.E.D.) IL Comitato per lo Sviluppo Economico; l’Advertising Council
(Comitato della Pubblicità) fondato da tre esponenti della Fondazione Rockfeller nel 1941;
l’American Civil Liberties Union (A.C.L.U.); l’American’s for Democratic Action (A.D.A.)
dichiaratamente pro-comunista; L’Institute for American Democracy creato nel 1966 da
Franklin H. Little del Wesleyan College d’Iowa.
Ovviamente un così preponderante schieramento di istituzioni semi-pubbliche, o discretamente
occultè, assieme ad un’analoga disposizione di mezzi finanziari e economici, determina una
pressochè totale interferenza all’interno della vita politica degli Stati Uniti.
Il Cfr controlla stabilmente il Congresso e la vita politica americana e, unitamente all’omologa
Trilateral Commission ne determina decisioni e veicola le scelte specie quelle di politica
economica e di politica estera.
Tra i membri influenti della Trilateral Commission che hanno stabilmente nelle proprie mani il
destino della più importante democrazia del globo si ricordano: Allen W. Dulles, Paul Warburg,
Walter Lippman, Philip C. Jessup, David Rockfeller, Averel Harriman, Adlai Stevenson,
Michael Blumenthal, Zbigniew Brzezinski, Paul A. Volcker, Henry Kissinger, Douglas Dillon,
George Bush.
Affiliati ai due club mondialistì sono stati praticamente tutti i presidenti degli Stati Uniti da
Ford a Bush junior (escluso Reagan comunque marcato a vista’in ogni suo passo dai suoi vicè
Schultz e Bush padre.
Trai politici noti che sono affiliati alla Trilateral si ricordano Walter Mondale, Cyrus Vance,
Robert Roosa, Irving Shapiro del partito democratico – che entrarono nei ranghi
dell’amministrazione ai tempi della presidenza Carter.
In seno alla galassia del B’nai B’rith (la potentissima massoneria ebraica ndr) vennero reclutati
un segretario alla Difesa, Harold Brown, affiliato alla Trilaterale, un segretario al Tesoro (…
che si sa, gli ebrei al Tesoro e alle Finanze ci stanno’sempre bene… come il cavolo a merenda)
Werner Michael Blumenthal e un responsabile al Dipartimento dell’Energia e delle Risorse come
James Schlesinger (convertito al luteranesimo) così come un responsabile per il direttivo
incaricato di elaborare la politica interna e poi consigliere speciale Robert Lipschutz, presidente
della Loggia del B’nai B’rith della capitale della Georgia. Nel 1978 Jimmy Carter chiama
accanto a sé un nuovo consigliere, Edward Sanders, che lascerà la presidenza dell’American
Israel Public Affairs Committee (AIPAC) un organismo controllato dal B’nai B’rith, per
diventare ufficialmente il consigliere del Presidente.’
(10°).
Dalla copertina di The New Age Magazinè n° 4 dell’aprile 1988 si può rilevare l’estrema
vicinanza’dell’establishment sionista all’amministrazione Reagan, in una foto che mostra il
vaccaro’di Holiwood assieme al Sovrano Gran Commendatore del Consiglio Supremo
Massonico, Fred Kleinknecht (dell’Anziano Consiglio Supremo del Rito Scozzese Accettato)
Gran Maestro della Giurisdizione Meridionale.
Ma dalle prime pagine della rivista massonica The New Age Magazinè e dall’omologa
Scottish Ritè è anche possibile individuarè alcuni dei rappresentanti del popolo’eletti al
Senato degli Stati Uniti e affiliati alla Massoneria: James C. Wright, Bob Dole, Alan K.
Simpson, William Donald Schaefer, Jesse Heims fieri di farsi fotografare con il loro grado
massonico visibile.
Abbiamo avuto occasione in altra sezione del 1° Volume della presente opera del ruolo e delle
strutture della Loggia Massonica esclusivista ebraica chiamata B’nai B’rith.
Riprendiamo momentaneamente l’argomento fornendo ulteriori notizie dal volume del Virebeau.
è scritto: Alla testa del B’nai B’rith si trova Seymour D. Reich, il presidente mondiale, che ha
fatto parlare di sé nel 1989, quando si recò a Mosca per concludere un patto con i sovietici
(vedere l’articolo Una Loggia a Mosca’). Associato al gabinetto Dreyer and Traub’, è stato un
grande avvocato d’affari newyorchese e allo stesso tempo uno dei membri del comitato esecutivo
dell’Anti-Defamation League
è succeduto a Morris B. Abram, presidente mondiale dal 1987 al 1989….Il fratello Seymour D.
Reich ha come secondo alla direzione dell’organizzazionemondiale del B’nai B’rith, Thomas
Neumann, vice-presidente…Alla presidenza del B’nai B’rith Hillel Foundation, incaricato della
sorveglianza dei collèges, delle università e dei campus, siede David Bittker, assistito da Richard
M. Joèl, direttore. La B’nai B’rith Youth Organization, in particolare è incaricato della gioventù
(non studentesca) è diretto da Edward Yalowitz e Sidney Clearfield (ex Klarsfeld) direttore dei
servizi. La filiale specializzata nella lotta contro il nazionalismo dei popoli,assimilato al
razzismo e all’anti-semitismo, l’Anti-Defamation Leaugue, creata nel 1913 è diretta da Abraham
H. Foxman, un magistrato d’origine polacca… Kenneth L. Bloom, preside il Carrer and
Counseling Services, un’altra branca importante del B’nai B’rith….Le donne iniziate all’Ordine
sono affilate nel B’nai B’rith Women creato specificamente per loro nel 1897….Infine, un altro
personaggio noto come amico’, se non direttamente affiliato al B’nai B’rith merita una
menzione particolare: Ed. Levy Jr.assieme al suo vice Thomas A. Dine, incaricato dell’esecutivo
, in qualità di direttore. Levy Jr. presiede l’American Israel Public Affairs Committee, che tiene i
fili di 790 lobbies registrate negli Stati Uniti.’
(11°)
Appare normale quindi che il progetto del Governo Mondiale – volgarizzato da Bush con il
nome di Nuovo Ordine Mondiale – che la Plutocrazia Sionista vorrebbe imporre sia affidato a
questa serie di istituzioni occulte le quali, storicamente, hanno il potere e l’influenza di
determinare i principali avvenimenti della politica americana.
duecento società controllano realmente l’intera economia americana. Il problema di chi governa
realmente gli USA deriva proprio dall’esistenza di queste duecento società’scrivevano gli ebrei
Mintz e Cohen in un volume, quasi introvabile, pubblicato trent’anni or sono
(12°).
Controllando la politica e l’economia degli Stati Uniti queste duecento famiglie de facto
controllano anche la politica e l’economia mondiale che alla superpotenza a stelle e strisce sono
collegate a doppio filo.
Per esercitare un maggior controllo l’Internazionale Mondialista ha creato la Commissione
Trilaterale nella quale hanno un ruolo predominante politici, economisti, uomini d’affari e
plutocrati dell’Unione Europea e del Giappone assieme ovviamente ai loro colleghì americani.
Nell’organigramma della Commissione Trilaterale pubblicato dalla S.e.b. nel marzo 1993 (13°) e
datato di una decina di anni figurano nell’esecutivo della Trilateral: Otto Graf Lanbsdorff
(presidente europeo), Paul A. Volcker (presidente nord-americano), Akio Morita (presidente
giapponese); sotto di loro in veste di presidenti dei deputati delle tre aree geo-economiche
interessate (Nord America, Europa Giappone) troviamo Garret Fitzgerald (Europa), Allan E.
Gotlieb (Nord America) e Yoshio Okawara (Giappone).
Presidente ad honorem è l’ideatore della Trilateral, David Rockfeller, mentre i tre direttori per
areè spnp Paul Revay (Europa), Charles B. Heck (Nord America) e Tadshi Yamamoto
(Giappone).
Avendo preso in considerazione in altra sezione i membri statunitensi (o almeno una parte di
essi) e quelli italiani (si veda il capitolo dedicato alla plutocrazia sionista in Italia) diamo un
breve sguardo ai politici dell’Unione Europea notì anche al pubblico italiano (…o comunque
agli addetti ai lavorì…): Raymond Barre (ex premier francese), Willy De Clerq (ex vice-
presidente della Comunità Europea), Justin Keating (leader laburista irlandese), Thierry de
Montbrial (direttore dell’Istituto per le Relazioni Internazionali di Parigi), David Owen (leader
social-democratico britannico), Simone Veil (ex presidente del parlamento europeo), Karston
Voigt (portavoce dell’Spd tedesca), Jorge Braga de Macedo (ex ministro delle Finanze
portoghese), Johan Jorgen Holst (ex ministro della difesa norvegese), Gerhard Stoltenberg (ex
ministro della difesa tedesco). Tra gli affiliati della Commissione Trilaterale successivamente si
trovano: Jacques Chirac, Jacques Delors, Alain Cotta, Roland Dumas, Valery Giscard d’Estaing,
Julian Bullard oltre agli italiani Mario Monti, Renato Ruggiero e Romano Prdoi tutti presenti con
autorevoli ruoli di primissimo piano nella vita politica europea.
Al lato’della Commissione Trilaterale si trova il Bildeberg Group, che rappresenta il potere
mondialista in seno agli stati che appartengono all’Alleanza Atlantica (quindi Stati Uniti,
Canada, Europa Occidentale e Turchia). Apparterrebbero al Bildeberg l’attuale premier austriaco
Franz Vranitzky, il leader regionalista’e pseudo-populista della Catalunja, Jordi Pujol, (… dal
quale è andato a scuola’fra i tanti anche il celtico’Umberto Bossi…) e Manfred Worner ex
segretario generale della NATO.
Come ha scritto all’introduzione del suo volume Jacques Bordiot: ..non sostengo qui una tesi a
priori. Al contrario mia intenzione è di presentare l’essenziale d’una documentazione che attinge
a numerose fonti autorizzate, francesi e straniere, che permette di comprendere come sia arrivato
alla sconvolgente conclusione: Un piccolo numero d’iniziati appartenente alla più alta finanza
internazionale, persegue attualmente il vecchio sogno messianico d’un impero universale sotto
l’autorità di una oligarchia apolidè (14°)
E se sostituite la parola apolide con cosmopolita avrete sicuramente a che fare con l’elemento
ebraico.
Una delle conquiste prescelte dalla plutocrazia ebraica sono i mass media (alla quale
dedicheremo un capitolo a parte nel terzo volume in preparazione della presente opera) fra i quali
spiccano i quotidiani e le televisioni.
Leggiamo a proposito dal Correio do Povo’di Porto Alegre del 7 ottobre 1993 che il Jornal do
Brasil venne acquistato’dalla Morgan Guaranty Trust britannica’della quale il Boletim-
EP/’Escarecimento ao Pais? N° 10 scrive: Secondo il libro A implosào da Mentira do Seculo’
dell’editrice Revisào’, pagine da 102 a 196: Gruppo giudaico Morgan che, nel 1929 figurava
nella amministrazione di almeno 2450 società, il cui capitale ammontava a 74 bilhòes di dollari,
approssimativamente un terzo di tutto il capitale esistente negli Stati Uniti(nel 1929).'(15°)
Tra le società controllate dal trust dei Morgan figuravano nel 1938 le seguenti società: Morgan &
Co. Inc. di N.York; Morgan Stanley and Co.; Drexel and Co.; Morgan Greenfell & Co.; Bankers
Trust; Guaranty Trust; New York Trust; The First National Bank of New York; General Electric
Co.; United State Steel Corporation; General Motors Corporation; Western Union per citare le
principali.
La società globale che i sostenitori dell’One World vorrebbero creare si muove essenzialmente
attraverso le direttive dei grandi trust industriali e dei gruppi quali il Morgan Guaranty, i quali
vanno affermando una concezione di pensiero neo-liberista che – delle dinamiche del capitalismo
globale – intendono essere strateghi, pianificatori e costruttori.
In questa assoluta orgia del capitalismo, in un Mondo Globale dove le multinazionali avranno
potere assoluto di vita e morte per intere nazioni si inseriscono anche i fautori di una linea soft’
tendente a ridimensionare il turbo-capitalismo’per somministrare a piccole dosi le identiche
ricette neo-liberiste.
è questo il caso di un plutocrate quale George Soros, ebreo di origini ungheresi, il quale – da
alcuni anni, dopo essere stato il principale speculatore nelle crisi economiche che hanno
investito l’Italia, la Russia e i paesi dell’Est (principalmente Russia e Yugoslavia) oltre alla
Malesia e all’Indonesia, si è lanciato in un’operazione di revisionè delle tesi ultra-liberiste
dichiarando: Oggi il sistema capitalistico globale si trova ancora vicino all’apice della sua
potenza. è certamente esposto ai danni provocati dalla crisi globale in atto, ma la sua
supremazia ideologica non conosce confini. La crisi asiatica ha spazzato via i regimi autocratici
in cui il profitto personale si sposava con l’etica confuciana, sostituendoli con governi più
democratici e riformatori. Ma la crisi ha anche compromesso la capacità delle autorità finanziarie
mondiali di scongiurare e risolvere le crisi finanziarie… Vorrei chiarire che non intendo abolire il
capitalismo. Nonostante tutti i suoi inconvenienti, è migliore delle sue alternative. Mi propongo
invece di impedire al sistema capitalista globale di auto-distruggersi…. Il sistema capitalistico
globale è una forma distorta di società aperta… Attualmente vi è uno spaventoso squilibrio fra i
processi decisionali individuali, espressi dai mercati, e i processi decisionali collettivi, espressi
dalla politica. Abbiamo cioè un’economia globale senza una società globale. La situazione è
insostenibile…'(16°)
Da che pulpito arriva la predica, verrebbe da obbiettare… Ma come sappiamo bene il Potere
Occulto nelle sue molte varianti riesce ad esprimere perfino i movimenti di opposizione per
controllarlì meglio… si pensi ai cosiddetti No Global’.
Il movimento di tipo anarcoide e neo-giacobino degli anti-globalizzatori appare infatti,
nelle sue varianti cromatiche (dalle tute bianche al blocco nero, dai rossi ai verdi), un’emanazione indiretta
dell’oligarchia che ne controlla e determina le scelte attraverso insospettabili finanziatori occulti
, tra i quali spiccano i fratelli Goldsmith, così come riportava Solidarietà’, bollettino del
Movimento Internazionale per i Diritti Civili, che appartiene all’omonima organizzazione,
cellula italiana collegata all’economista statunitense Lyndon La Rousche.
Tra i guru del movimento No Global – si poteva leggere – spicca Edward Goldsmith, fondatore
della principale rivista ecologista europea, The Ecologist’, e autore di una quindicina di libri
ambientalisti. Edward detto Teddy, ha doppia cittadinanza, inglese e francese, ed è anche il
principale erede di suo fratello sir James Goldsmith, detto Jimmy, anche noto come il
miliardario verdè. I fratelli Goldsmith sono ben collegati con i vertici della finanza di Wall
Street (la madre della globalizzazione) e non solo grazie alle loro fortune personali…. Teddy
partecipa anche di persona alle manifestazione del movimento, come fece in occasione del
vertice dell’aprile 2000 di FMI/Banca Mondiale a Washington.'(17°)
Indipendentemente da questo dato’, riteniamo di aver aperto un varco per future analisi interne
alla plutocrazia mondialista e alle sue strategie di globalizzazione … almeno speriamo’che
servirà’a qualcuno.
*************************
NOTE AL 18° CAPITOLO –
1° – Arthur Hertzberg – Gli Ebrei in America – Storia, cultura e società’ediz. Bompianì
Milano 1993
2° – Maurizio Blondet – Gli Adelphi della Dissoluzione – Strategie culturali del Potere
iniziatico’– Milano 1994
3° – Georges Virebeau – …Mais qui gouverne l’Amerique?’– ediz. Publications Henry
Coston’– Paris (Francia) 1991
4° – Maurizio Lattanzio – Stato e Sistema’ediz. Ar’Padova 1987
5° -Maurizio Lattanzio ibidem
6° – L’Internazionale Ebraica – I Protocolli dei Savi Anziani di Sion’– Ediz. La Vita Italiana’–
Roma 1938.
7° – Vermijon – Le Forze Occulte che manovrano il mondo’ediz. sconosciute – Roma 1944
8° – Jacques Bordiot – Une Main cachee dirige – Le Systeme du Mondialisme edi. Du Trident’
– Paris (France) 1992
9°– Jacques Bordiot – ibidem
10° – Georges Virebeau – …Mais qui Gouverne l’Amerique?’ediz. Nouvellè – Chatillon sous
Bagneux (Francia) 1995
11° – Georges Virebeau – ibidem
12° – M. Mintz/ J.S. Cohen – America Inc.’editori Riuniti – Roma 1973
13° – AA.VV. – I Burattinai – L’Elenco dei membri della Trilaterale e del Bildeberg, partiti
mondialistì – Ediz. Barbarossa’– Milano 1993
14° – Jacques Bordiot- Une Main cachee dirige – Le System du Mondialismè ediz. du Trident’
– Paris (France) 1992
15° – Boletim – Ep – Esclarecimento ao Pais – n° 10 – Ottobre 1993
16° – George Soros – La Crisi del Capitalismo Globalè Ediz. Ponte alle Grazie – Milano 1999
17° – Articolo No Global la Grande Strumentalizzazione apparso su Solidarietà’bollettino del
Movimento Internazionale per i Diritti Civili – Anno IX° Numero 4 – Dicembre 2001
IL GOVERNO MONDIALE EBRAICO
di Dagoberto Huseyn Bellucci
Redatto in Modena, 11 maggio 2002
A CURA                     www.TerraSantaLibera.org
©
http://www.terrasantalibera.org/DagoHB_governo_mondiale_ebraico.htm

 

17-18 IL GOVERNO MONDIALE EBRAICO FORMAZIONE E SVILUPPO di una IDEOLOGIA RAZZISTAultima modifica: 2009-12-30T17:40:00+01:00da lorenzojhwh
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